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12.04.2014
Settimana Santa
orario


29.03.2014
Benedizioni delle famiglie
2014

1. parroci della parrocchia di S.Elpidio

Luigini Don Antonius   parroco  1852 - 1883
Silvi Don Philippus      parroco  1883 - 1886

Durastante Don Angelo
parroco dal 1886 al 1915
 
Rosati Don Paolo,di Raffaele e di Ciuffa Vincenza, nato il 25.01.1882 a S.Elpidio, venne consacrato sacerdote il 30.03.1907.  Fu parroco di Petrella Santo dal 1907 ed ivi anche Vicario Foraneo dal 1908 al 1920. Fu ugualmente parrocco e Vicario Foraneo di S.Elpidio dal 1923 al 29.09.1950, anno della morte. Fece esperienza militare di soldato di leva negli anni 1903 - 1904. Fu richiamato alle armi, dal 25.05.1915 al 02.1919, col grado di Sergente alla 9a Compagnia di santità.


 
Durastante Don Domenico,
parroco, dal 1950 al 1961 (+1961)
 
Durastante Don Vincenzo,
parroco, dal 1961 al 1970 (+1970)
 
Nazareno Don Nicolai,
parroco, dal 1970 al 1991
 
Motta Don Carlo,
studente, 1991 - 1994
(prete di Verona)

Alberti  Don Giampiero
studente, prete di Milano
1994 - 1995
 
Kilamowski Don Andrzej,
studente di Polonia,
 1995 - 1999

Smigiel Don Arkadiusz,

studente di Polonia,
 1995 - 1999
 
 
Helder Don A.B.Da Silva,
vicario Parrocchiale.
Brasiliano
 1999 - 09.2002
 



Matusik Don Wieslaw,

parroco

ad 27.09.2002
nato il 12.06.1958

a Lubomierz (Polonia)

ordinato 19.04.1984


Krawczyk Don Silvestro
collabolatore
2003 - 2006
 
Janik Don Pietro
collabolatore
1.9.2007 - 04.2008
 


  2. sacerdoti e suore provenienti dalla parrocchia



  Nardantonio Mons.Salvatore,
nato a Pescorocchiano  28.05.1934.
parroco di S.Agostino a Rieti,
ordinato 25.06.1962


  Durastante Don Pasquale,
nato a S.Elpidio di Pescorocchiano:
07.10.1923
ordinato 10.03.1951,
sta oggi a Roma, Pontificio Oratorio S.Paolo;
viale di S.Paolo,12
"Congregazione Religioso Giuseppino di Santo Leonardo Murialdo"

  Ricciardi Sofia (suor Domenica),
nata 01.08.1937 a Castagneta (fraz.S.Elpidio)
professione - 1.09.1958, professione perpetua 1963,
ordine: Suore di S.Carlo di Nancy.

sta oggi a Frascatti, via Accoraboni, 4.
  Rosati Angela (suora Maria Teresa)
nata il 23.01.1939 a Pescorocchiano (fraz.Granara)
professione - 25.5.1955, professione perpetua 1957,
ordine:Suore di N.S. del Buono e Perputeo Soccorso
sta oggi a Marsilia (Francia)




3. parroci della parrocchia Poggio S.Giovanni              
Salvini Don Michele (nell'atto di nascita Michele è denominato Michelangelo)
nasce a Poggio S.Giovanni di Pescorocchiano il 09.05.1877,
da Salvini Serafino e Spacca Filomena, è l'ottavo figlio di nove fratelli e furono Maria, Carlo, Giacomo, Rosa, Antonio, Erminio, Luigi, Francesco e Nazzareno.
  Passò la sua infazia in questi luoghi, poi entrò in seminario e prese i voti da sacerdote il. 18.07.1903, si vedano le sue missioni sacerdoti tenute a S.Anatolio, a Castelluccio e a Poggio S.Giovanni dove fu parroco dal 02.12.1912 fino alla morte avvenuta il 21.01.1966




4. storie di preti.                                            
4.1
Don Salvatore Rosati , parroco di Castelmenardo
.
Prete povero tra gente povera del Cicolano.
(Premessa storica di don Giovanni Maceroni, Frontiera anno XXV n.4/ 6 febbraio 2010)

Documenti  d'archivio della curia vescovile di Rieti rivelano che i preti operanti nel Cicolano dal II dopoguerra fino agli anni '80 non solo vissero poveri in mezzo  a popolazioni povere ma, nonostante ciò, anche fedeli nel ministero.
   La povertà dei preti si misura anche attraverso l'abbondante corrispondenza intercorsa tra i parroci  del Cicolano, sia con gli uffici di Curia sia con i vescovi, in cui si registra la vita vissuta nelle difficoltà quotidiane ed esistenziali. I rapporti epistolari sono soprattutto di natura amministrativa in cui i parroci chiedono ai vescovi  offerte, come fonte di entrata economica, intenzioni di SS.Messe e dare, a celebrazione avenuta, il rendiconto alla curia vescovile.
  Si deve tener presente che vigeva ancora il così detto sistema beneficiario che, per diritto canonico, consisteva nel sostentere i parroci - titolari del beneficio - con i beni della parrocchia: case, terreni, boschi. I parroci affittavano terreni agricoli, terreni prativi, terreni con querce per la raccolta di ghiande e con castagni per i loro frutti. Anche tali generi d'affitto indicano la ristrettezza economica dei preti e della gente.
    Il sistema beneficiario ebbe termine in seguito al nuovo codice di diritto canonico del 1983 e della revisione del concordato tra la Santa Sede e l'Italia del 1984 con la creazione nelle singole diocesi italiane dell'Istituto Sostentamento Clero, congiunto e dipendente all'Istituto Centrale della Chiesa Italiana, assorbendo tutti i benefici parrocchiali.
   Si istituzionalizzò un Ente nazionale che cominciò a provvedere, con criteri di solidarietà e perequazione, a un dignitoso sostentamento a tutti i sacerdoti delle diocesi italiane. L'Istituto Sostentamento Clero nella diocesi  di Rieti fu eretto, per decreto del vescovo Mons. Francesco Amadio, il 25 ottobre 1985.
  I parroci originari del luogo, nel sistema basato sul beneficio, - anche in territori  poveri come il Cicolano - vivevano abbastanza bene soprattutto se risiedevano nel loro paese e nelle abitazioni di famiglia con i loro congiunti; vivevano invece nella povertà, che a volte rasentavano la miseria, i preti che erano costretti a vivere da soli.
Don Salvatore Rosati
apparteneva a quest'ultima categoria.

Don Salvatore Rosati emblema di prete povero.
   Don Salvatore Rosati, nato il 2 settembre 1879 a S.Elpidio di Pescorocchiano e consacrato  sacerdote nell'aprile 1906, è un emblema di prete-parroco povero del Cicolano povero. Egli, il 16.03.1948 - riassumendo la sua difficile vita di parroco in più luoghi della diocesi -, scriveva al vescovo di Rieti Benigno Luciano Migliorini, in questi accorati termini:
      "Eccellenza Rev.ma, da quando ebbi l'onore e la consolazione di abboccarmi con l'E.V per il trasferimento da questa Parrocchia non ho avute ulteriori notizie in merito a quanto mi promise con tutta certezza.
  Come V.E. ben sa la mia salute non mi consente di stare più oltre così solo e abbandonato e approntarmi un boccone che sempre si riduce a un pezzo di pane. Oltre alla arteriosclerosi che sempre più tormenta, da un pò di tempo anche disturbi al fegato nonchè alla tiroide; il tutto richiede una cura dietetica che da solo non mi è possibile fare. Mi sento avvilito e accasciato e la mia disperata vita è un lento suicidio!
  Inoltre avvicinandosi le elezioni politiche non vorrei trovarmi qui per tale circostanza onde evitare probabili incidenti e certissime compromissioni. Questo pensiero mi tormenta tanto.
  Ho piena fiducia e ciò per me è un sollievo, che V.E. vorrà contentarmi tenendo anche presente il servizio fatto per circa 7 anni in mezzo alla neve a Mascioni, per 15 anni a Villecollefegato e per 20 anni a Castel Menardo chiuso in questo bugigattolo che non ha l'onore di essere chiamato casa, oltre la binazione in diverse parrocchie.
  Eccellenza si muova a pietà e mi prolunghi di qualche anno l'esisteza, si compiaccia darmi la possibilità di curarmi e nello stesso tempo di rendermi utile in qualche modo assistendo la minuscola Parrocchia di Roccarandisi che dista  da casa circa 15 minuti. Sono in preda al più vivo sconforto e l'unica speranza è nel cuore generoso dell'E.V. Mi benedica e sia il mio angelo consolatore. Rispettosi ossequi".

  
Don Salvatore Rosati parroco di Castelmenardo fino alla morte.

  Don Salvatore non fu trasferito e restò a Castelmenardo, risiedendovi fino alla fine degli anni '50 quando venne nominato Economo Spirituale do Castelmenardo Don Mario Vulpiani.
   Il vescovo Raffaele Baratta permise a Don Salvatore di andare ad abitare nella sua casa paterna di
Granara (vicino a S.Elpidio di Pescorocchiano) ma restando con il titolo di parroco  di Castelmenardo fino alla morte che avvenne il 27 maggio 1964.

[Archivio vscovile di Rieti, fondo secolo XX]




4.2  Il parroco Michele Salvini 
I sacerdoti: testimoni dei tempi      Frontiera, anno XXIV n.44 / 21 novembre 2009

Pubblichiamo una memoria sul terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915, rinvenuta questo 13 novembre da mons. Giovanni Maceroni e dall'ingegner Cesare Silvi nell'archivio parrocchiale di S.Elpidio di Pescorrochiano, mentre erano intenti, d'accordo con il vescovo Lucarelli, in una ricognizione e regestazione dei documenti presenti.
Il documento ha inoltre una attualità vibrante e intensa, ricollegandoci immediatamente col pensiero al recente sisma in Abruzzo, in cui tante persone hanno perso la vita ed in cui un vasto patrimonio edilizi è andato perduto.
Trascrizione dal manoscritto*
Il di 13 Gennaio 1915, alle ore 7,53 del mattino, fu una giornata piena dei flagelli di Dio vilipeso dalla maggior parte degli uomini, poichè nell'ora dianzi detta una forte scossa di terremoto prima sussultorio e poi ondulatorio, preceduto da un forte boato della terra, durato circa 2 secondi, svegliò i peccatori dal letargo del peccato, ed il sottoscritto, anch'egli peccatore, e forse il più di tutti, sfuggì a una sicura morte per un vero miracolo dell'infinita misericordia di Dio.
    Nel pieno sonno (nella camera attigua alla sacrestia) nell'ora tragica e rigidissima della stagione, avvertito dall'imminente catastrofe, in un baleno sbalzai dal letto, mi feci presso la finestra e mentre l'aprivo fui colpito da un mattone alla testa ed ivi rannicchiato come un tremante pulcino, mentre invocavo sopra di me il perdono di Dio, vedendo licenziarsi la parete dalla sua base e sentendo crollare dietro di me l'intera volta aspettavo, pur rassegnato, la morte.
   Terminato per  volontà Divina il movimento tellurico, il mio spavento s'accrebbe nel vedere che, sul mio letto erano caduti circa 5 quintali di materiali fra mattoni e pietre di lunga portata.
   Meditando in seguito sullo scampo trovato in mezzo ad immediata morte, fui costretto ad esclamare: Quanto è buono Iddio e paziente con i peccatori pentiti!
Andata l'immane catastrofe a cognizione del Vescovo, nella persona di Bonaventura Quintarelli, di cui tutti ne abbiamo un'alta stima e venerazione per le sue doti di mente e di cuore, mi si riferì che se ne addolorò molto e ne pianse; ed il suo cuore varamente generoso, non si fermò al rimprovero del Vangelo Domine Domine, ma organizzò subito un comitato di soccorso cui prepose sacerdoti di provata probità,  i quali percorsero instancabilmente per più di un mese queste desolate contrade, portando ad ognuno il soccorso della carità Cristiana e della parola che vifica.

Il parroco M. Salvini

*Dall'archivo parrocchiale di S.Elpidio, registro Poggio S.Giovanni. Memoria del terremoto del 13 gennaio 1915 di Don Michele Salvini.


4.3
Don Paolo Rosati

Parroco e Vicario di Petrella Salto e di S.Elpidio, deve fu construttore della chiesa e della casa canonica.
Don Paolo nel 1923 al suo ingresso, trovò la parrocchia di S. Elpidio priva sia della chiesa che della casa parrocchiale, andate distrutte dal terremoto del 13.01.1915. Egli si adoperò - con l'aiuto e sotto la guida del Venerabile Massimo Rinaldi -, con una oculta amministrazione dei beni immobili del beneficio parrocchiale, soprattutto boschivi, a costruire in breve tempo, la chiesa parrocchiale. In un "Questionario per le Parrocchie" della diocesi di Rieti, don Paolo cosi' rispondeva, con la sua solita sinteticità, circa la data della costruzione della chiesa: "Riedificata nel 1926-27 ex nuovo ed inaugurata il 19.12.1927, fu benedetta dal parroco D.Paolo Rosati per delega di S.E.Mons.Vescovo Massimo Rinaldi. La spesa fu di circa 330 000 lire".

  La costruzione della chiesa parrocchiale, accanto alle gioie e alle soddisfazioni, comportò privazioni, incomprensioni ed amarezze, fino ad avere un ricorso, nel 1930, alla Sacra Congregazione del Concilio.

Il Vicario generele, Mons. Carlo Di Fulio Dragoni, giustifica Don Paolo, in una lettere datata 28.08.1930, alla Congregazione:

  "In merito al ricorso distinto col nr 3439 del 27.06.1930 promosso dal Pittore Lino Ciancarelli di Avezzano contro il Rev.mo D.Paolo Rosati Parroco di S.Elpidio in Diocesi di Rieti, la Curia ha il dovere di significare che quasi contemporaneamente alla spedizione del ricorso su citato avveniva anche il pagamento effettuato dal detto Parroco Rosati, quindi ogni verteza è chiusa. Nel breve ritardo il Parroco Rosati merita scusa e compatimento sia perchè è un ottimo Sacerdote, sia perchè si è trovato un po'scarso a denari per avere molto speso nei restauri della chiesa ed in altre opere buone e di carità".
 
   Don Paolo, negli anni Trenta - con intraprendenza, spirito di sacrificio e con il forte interessamento del Venerabile Massimo Rinaldi che godeva della fiducia, della stima e dell'amicizia del papa Pio XI -, potè, finalmente, uscire dalla casa paterna ed andare ad abitare nell'attigua nuova, bella e comoda casa parrocchiale, costruita secondo i criteri pontifici e finanziamento totale della Santa Sede.

Don Paolo Vicario foraneo saggio e preciso di S.Elpidio

Don Paolo nelle sue relazioni foraniali alla curia vescovile di Rieti denota, pur descrivendo in modo realistico le situazioni e i  problemi, un alto senso di profonda e squisita umanità verso le persone.
Si riportano, per conoscere l'entità, la composizione della forania e l'andamento demografico, alcuni dati forniti da don Paolo, alla distanza di circa 10 anni:
19.12.1925 - 01.1930
La parrocchia  di
S.Elpidio, nel comune di Pescorocchiano (composta dai villaggi: Torre di Taglio, Petrignano, Alzano, Castagneta e Granara)
nel 1925  contava 1260 persone,   nel 1935  ne contava 1400.
La parrocchia di
Poggio S.Giovanni nel 1925 contava 347 persone, nel 1935 ne contava 420.
La parrocchia di
Collemaggiore nel 1925 contava 600 persone, nel 1935 ne contava circa 600.
La parrocchia di
Radicaro, nel comune di Fiamignano (composta dai villaggi Peschiete, S.Pietro, Arapetrianna, Collaralli) nel 1925 contava 850 abitanti, nel 1935 ne contava 1020.
La parrocchia di
Roccarandisi, nel 1935, contava 110 abitanti.

(dal articolo "Storie di preti" - FRONTIERA anno XXV n.9/13 marzo 2010)


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